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sabato 13 maggio 2017

Ancora sulle serie tv.

Volevo intitolare questo post come il libro di cui vi parlerò: "Il mio secondo dizionario delle serie tv".
Ma poi qualcuno di voi avrebbe equivocato: "E il primo quando lo avresti scritto?"
Così, per non alimentare le bufale che girano per il web, ho messo un titolo diverso.
Ma il succo non cambia: dopo aver finito di leggere il secondo volume dedicato alle serie televisive "cult", quindi non uno sterile elenco di serie apparse sui nostri schermi, mi son deciso a scrivere due righe, come feci per il primo volume, sempre edito da Becco Giallo, su questo blog.
Il libro è bellissimo, forse più bello del precedente! L'ho trovato più ricco, più intrigante ed esaustivo del primo, che già era ottimo. Badate bene che non sono minimamente di parte: oddio, della mia amicizia con uno degli autori sapete già (a proposito, sono sempre loro! Matteo Marino, Claudio Gotti e Daniel Cuello per le ironiche illustrazioni), ma qui il discorso cambia: delle 24 serie tv prese in esame ne ho viste solamente 3 o 4, eppure non ho potuto fare a meno di divorare, e velocemente, l'intero volume. Le schede, se così vogliamo chiamarle, sono rapide e incisive, i parallelismi, le notizie e le curiosità mai pedanti o inutilmente didascaliche. E' così piacevole ritrovarsi stupiti da un aggancio, un'ipotesi su una scena, un personaggio o un risvolto al quale non avevamo minimamente pensato, e in tutte le pagine scorre una fresca ironia che diverte, non solo attinenti ai celebri "salto dello squalo", ma più in generale rispetto all'altro libro.
I due autori, è bene ripeterlo, sono prima di tutto dei super appassionati. Trabocca in ogni singola pagina la voglia essenziale di condividere, aiutare a conoscere o rivalutare una serie piuttosto che un'altra, che poi scrivano magnificamente bene... beh, aiuta di molto, non credete?
Da che ho aperto questo blog, anni fa, non ho mai, e dico mai, scritto qualcosa "contro" un prodotto, neppure su uno di quelli che mi hanno fatto pentire di aver speso un centesimo; se c'è una cosa che dell'avvento di internet proprio non mi è andata giù è il fiorire di "tuttologhi" che corrono a recensire un negozio, un film, persino un parco, secondo dei parametri solitamente discutibili, arrivando a distruggere l'operato di una persona con epiteti qualche volta offensivi. Preferisco di gran lunga consigliare, condividere e parlare, con le mie ampie lacune, di qualcosa che reputo bella e significativa.
"Il mio secondo dizionario delle serie tv" è uno di quei volumi da tenere accanto al vostro monitor, tv o quello che è, perché lo reputo prezioso.
Recatevi in una qualunque libreria e dategli un'occhiata.
Poi mi direte!

domenica 7 maggio 2017

Un anno dopo.

Oggi vorrei ricordare solo le cose belle, dire che il coltello di angoscia, dolore e stupore che mi arroventò se n'è andato lasciandomi solo con le tante meraviglie che mi donasti. Vorrei essere così maturo da effettuare una fredda, rapida analisi sul percorso di dolore che ognuno di noi intraprende quando si perde una persona cara. Vorrei essere tanto lucido e sereno da ricordare solo i momenti belli, l'amore e la nostalgia della nostra vita insieme, senza pensare più a ospedali, solitudini e tubi che invadono rendendoti irriconoscibile; vorrei non provare più rabbia davanti all'ingiustizia.
Ma non posso.
Non è ancora il momento, non sono pronto.

Abbi pazienza.

sabato 6 maggio 2017

L'ultima era dei giganti: perché?

... alzi la mano, tra di voi, specie tra coloro che conosco di persona, che non si sono fatti questa domanda dopo aver letto questo mio romanzo. Qualcuno, addirittura, DURANTE la stesura.
Potrei dire o scrivere molto a proposito, visto che è passato più di un anno dalla sua pubblicazione e che, soprattutto, è stato un mezzo disastro, rispetto ad altri miei titoli.
Tutto, dicevo, a esclusione del fatto che non sapessi già come sarebbe andata a finire.

L'idea per questo titolo mi venne tanti anni fa, verso il finire degli anni '90: conservo ancora il foglio con gli appunti del viaggio dei personaggi del libro e coloro che sarebbero stati presenti (da principio c'erano anche Geys e Redeemer, poi tolti)... per un motivo o per un altro, chi scrive lo sa bene, certi progetti non si materializzano mai o sono rimandati o modificati. In ogni caso sentivo che sarei dovuto tornare alle origini, prima o poi, narrando e rivivendo, in qualche modo, un periodo magnifico e irripetibile della mia vita.
I giochi di ruolo. Non feci mai mistero, né prima né dopo, del fatto che la stragrande maggioranza dei personaggi de "L'ultima era dei giganti" veniva modellata su eroi ed eroine interpretate attorno a un tavolo da me e dai tanti amici dell'epoca.
Avevo voglia di tornare su certi fatti, su molte incomprensioni e conflitti, con la giusta maturità e distacco raggiunto ora: in maniera sin troppo romantica, potrebbe obiettare qualcuno? Certo.
Ci sono riuscito? Non lo so. A giudicare dalle vendite (sempre relative per un autore dilettante) e dai giudizi o malcelati silenzi che mi circondarono, direi di no.
Non importa. Sentivo di doverlo fare e l'ho fatto. E' anche il bello, se volete, degli scrittori indipendenti. Realizzare qualcosa fottendosene completamente dei soldi o delle aspettative del lettore.
Sapevo bene, già dai primi appunti, che andavo a ficcarmi in un casino: ci sono lettori che non conoscono il gioco di ruolo e le sue strutture, altri che lo detestano, per non parlare di chi, allora, era con me attorno a quel tavolo e potrebbe aver da ridire su come ho messo in scena alcuni personaggi che lui, magari, ha amato o, addirittura, interpretato, facendo ruzzolare dadi dalle molteplici facce.
Non importa, dicevo. Sapevo tutto ciò e l'ho accettato; non solo, come una sorta di gioco nel gioco, ho scritto l'intero racconto come se fosse una partita di Dungeons & Dragons: alcuni termini, certe situazioni tronche, alcuni paradossali colpi di scena... solo chi ha giocato almeno una volta, sa. Anche il finale fa discutere, essendo speculare a quello descritto ne "Testamento ipocrita di un guerriero", con Morgana nella stessa situazione di Ironsword, più o meno.
Un gioco d'azzardo, insomma, che ho condotto sapendo da principio che avrei perso. Comunque avessi condotto le cose.
Ho raccolto, quindi, non solo pessimismo, fin dalla stesura, ma poche copie vendute e, alla fine, sguardi dubbiosi tra i lettori che ho frequentato; a qualcuno non è andato bene come ho mosso questo o quel personaggio, ad altri è restato ostico qualche termine o situazione, altri avrebbero volentieri lasciato disperso in quel lontano passato ciò che accadde allora.
Non io, ovviamente.
Non sono sorpreso dalle risposte dei lettori abituali che sono rimasti spiazzati da questo libro, forse un pò dispiaciuto delle perplessità di chi, stando ancora al mio fianco, ha vissuto quegli anni sapendo bene cosa essi abbiano rappresentato per me.
Pazienza! Ci sono libri, articoli, recensioni o sceneggiature che, tornando indietro, non riscriverei mai, ma ciò non vale per "L'ultima era dei giganti": io, a scriverlo, mi sono divertito. E' uno dei miei titoli più "maturi", tecnicamente parlando, e riportando in scena quei personaggi ho rivissuto per tanti mesi alcune delle serate più belle ed emozionanti, giocativamente parlando, della mia vita.
Se qualcuno riuscisse a cancellare la mia memoria, di colpo, come si farebbe su un hard disk mezzo scassato, prima o poi tornerei comunque a scrivere qualcosa di simile a questo libro.
Poco ma sicuro.

L'immagine di copertina, disegni e colori di Spectrum, viene dalla quarta di copertina del volume.
Saluti a tutti.



domenica 9 aprile 2017

Romics 2017, edizione primaverile.

Mi sembra di scorgere i volti di qualcuno di voi, di sentire i pensieri: «Romics?! Ma il Romics fa schifo, ci vanno i peggiori» etc. etc.
E va bene, lo so. Conosco l'organizzazione del Romics, quella di Cartoomics e via così.
Solo che io, in queste manifestazioni, mi ci diverto. Che volete farci? Sono fatto così.
La kermesse fumettistica (ehm, vabbé, non esageriamo) iniziata giovedì e che terminerà stasera, aveva come grande ospite il creatore di Gundam, Yoshiyuki Tomino.
Me ne sono guardato bene dal partecipare all'estrazione del fortunato vincitore di un autografo (vergato in oro, ritengo, visto che ne firmerà poco più di 100) dell'autore giapponese, come in occasione dell'ospitata di Go Nagai.
Se poi vincevo?
Il solo vedere l'arzillo autore aggirarsi per i corridoi del Romics guardato a vista da energumeni palestrati con lo sguardo da cattivi mi ha riportato alla mente l'odissea da me vissuta in occasione della calata di Nagai.
No, grazie.
Nella giornata di sabato mi sono potuto intrattenere un pò di più rispetto alle altre volte (sono una persona schiva, embé?) e questo mi ha dato l'opportunità di intrattenermi maggiormente con gli amici: c'erano Valerio la Martire e i suoi libri http://www.valeriolamartire.com. Spectrum accompagnato dai suoi fumetti https://www.facebook.com/honeyvenom666/?fref=ts (posto sotto una bella litografia ricevuta in omaggio dal Nostro. che ve ne pare?)
Gli amici della Prankster Comics https://www.facebook.com/PranksterComics/?fref=ts con un nuovo acquisto, il giovanissimo Stefano Mastrantuono, che fossi in voi terrei d'occhio.
Ecco i disegni ricevuti ieri proprio allo stand dell'amico Renato Umberto Ruffino:
... E il piacere di ritrovare Stefano Jacurti, attore/ regista / scrittore ma soprattutto una gran persona.
Avendo tempo da perdere, ehm, volevo dire per girare la fiera, ho trovato e comprato diverse cose: dei dipinti in legno per il bagno (oh, devo coprire delle macchie di umidità!), un pezzo Bandai che mancava alla mia collezione (Garada K7!) 
... Penne, matite e pennini per i miei fumetti, un mouse pad sporcaccione che non posso postare, e altre cosette per parentame vario.
Che nerd, che sono!
Vorrei chiudere questo piccolo post spendendo due paroline sul simpatico guascone che ha ritenuto corretto gettare addosso all'autore Sio una boccetta d'acqua. http://www.sio.im
Non ho seguito la scena e quindi non so come sia andata la vicenda, ma so per certo che Sio era ospite allo stand della Shockdom intento a disegnare senza soluzione di continuità (sono arrivato alle 15 ed era già all'opera e sono andato via alle 20 che stava ancora lì) per i suoi numerosi fans, quindi non solo non dava fastidio a nessuno ma svolgeva un servizio per tutti coloro, e sono tanti, lo seguono.
Ora: io non comprerei un'opera di questo disegnatore neppure sotto minaccia di una pistola, ma ritengo che ciascun autore abbia qualcosa da dire, nel bene e nel male, debba diritto al suo spazio. Chiunque. Sio arriva alla gente, ai giovani. Piace. 
Se a qualcuno di voi non piace il suo stile o ciò che ha da raccontare, lo ignori. Ci sono diverse maniere per farlo. Se, invece, ti ritieni in possesso di chissà quale verità e pensi che un artista che non ti va a genio vada colpito, insultato o infangato, sei due volte fesso: primo perché l'aggressività, la violenza e il dileggio non sono MAI strade percorribili, e fanno retrocedere soltanto te, in secondo luogo, perché ottieni esattamente l'effetto contrario.
Ora a Sio, cui va la mia totale solidarietà, faccio pubblicità io, guarda un pò.
Ringrazio tutti coloro mi hanno intrattenuto ieri, con la speranza, finalmente, che per una volta inizino a funzionare TUTTE le scale mobili del Romics.
Con tutti i soldi che fate una bella manutenzione no? No, eh.

Vabbè, è tutto. Avrò azzeccato gli accenti? Sarò stato sufficientemente originale? 
Perché, anche se voi non lo sapete, le "E eufoniche" sono importanti. 
Se non ce l'hai, andò cazzo vuoi andare?







venerdì 24 marzo 2017

Arrivederci Tomas, core de Roma.

Tomas Milian era un mostro di bravura.
Direi che posso facilmente chiudere qui il post sulla scomparsa dell'attore cubano/romano.
Recita infatti un vecchio adagio del ponentino: “Romano nun è chi a Roma nasce, ma chi da romano se comporta".
Ecco.
E non me ne frega niente della sua "maschera" creata per Nico Giraldi, dei pettegolezzi sul suo carattere, della carriera divisa in due etc.
Tutte fregnacce.
La verità è una sola: Milian recitava da dio. Di attori in grado di interpretare centinaia di personaggi diversissimi tra di loro, modificando il modo di muoversi, di osservare, di camminare e di mutare carattere solamente alzando un sopracciglio inclinando leggermente la testa, ne sono esistiti quattro o cinque in tutto.
Milian ha interpretato almeno quattro dei "villain" più indimenticabili della storia del cinema: Vincenzo Moretto, il gobbo di "Roma a mano armata" (Umberto Lenzi, 1976), Giulio Sacchi, da "Milano odia, la polizia non può sparare" (sempre Lenzi, 1974), Chaco, in "I 4 dell'apocalisse" (Lucio Fulci, 1975), il "cinese" Luigi Maietto interpretato ne "Il cinico, l'infame, il violento" (ancora Lenzi, 1977). Apparentemente, per i radical chic, questi quattro personaggi sono tutti uguali, ma provate a ripensarci o a rimettere su i DvD. Resterete stregati.
Questi quattro, a modo loro, rappresentato distillati del Male puro, e si configurano in pellicole, talvolta, che avevano canovacci simili, seppur godibilissimi. Ecco che l'entrata in scena di Tomas aveva il potere di scalare la marcia, di innalzare il già notevole prodotto a un'arte sublime: il Gobbo, il Cinese, Sacchi e Chaco camminano ognuno a modo suo; guardano gli altri comprimari in maniera diversa, parlano e si muovono come se ogni volta ci fosse un attore straordinario, ma diverso, a interpretarli. Invece è sempre lui. L'allucinato, drogatissimo Sacchi, il magnetico e marmoreo Chaco, la maschera di follia sanguinaria del Gobbo, la glaciale determinazione di Maietto detto "Er Cinese".
Sono solo alcuni dei quattro capolavori che Milian riesce a creare. Esattamente come il fuoriclasse che fa carburare una squadra di calcio, elevandola a livello internazionale, le comparsate dell'attore, anche quando "minori", riescono sempre a tracciare un segno deciso nella memoria dello spettatore.
Milian si trasfigura, riesce a mettere un pezzetto della sua anima tormentata in personaggi che hanno bisogno di quel qualcosa in più, ma che necessitano di una certa sofferenza per essere indossati: allora vediamo personaggi spacconi, cinici, teneri, burberi, esplosivi, borgatari, aristocratici, pazzi da legare.
Prima e dopo è in grado di cambiare set e per Bolognini o altri grandi del cinema italiano considerato "alto" riesce a tratteggiare figure talvolta più simili al "vero" Tomas Milian, nel trucco e nella recitazione, incarnando uomini più umani, semplici, discreti. A Hollywood? Altri successi, altra approvazione da parte di registi che non hanno bisogno di presentazioni. Perché non è mai banale, come attore. Si sottopone a metamorfosi attoriali talvolta dolorose e per questo, probabilmente, pretende molto dagli altri attori, dalla troupe stessa.
Avrei dovuto incontrarlo presso una nota libreria romana, nel 2015 (mi pare), ma stetti molto male, quel giorno. Malissimo. Così non se ne fece niente.
E' uno di quei rimorsi, seppur da non imputarsi alla mia volontà, che mi porterò dietro per sempre.
Tomas Milian è stato amato dappertutto, e maggiore si conoscerà l'entità reale della sua bravura con gli anni a venire. Ma Tomas, mi si permetta, amato come a Roma non sarà mai. Alberto Sordi, certo, Verdone o Manfredi. E' giusto. Accanto a questi mostri sacri, però, permettetemi, vi sarà sempre un posto per lui, che non era nato a Roma ma questa città l'ha capita meglio di tanti altri pezzenti dell'animo che la stanno devastando. Perché, l'ho scritto da principio, si è romani se il romano lo fai, non basta una carta d'identità.
E allora daje, a Tomasse, che sei stato er più gajardo de tutti!
De annà a morì in una città de vecchi, palestrati e abbronzati perenni imbottiti de mijardi, er fato popo nun te lo doveva fà!

Ci risentiremo, prima o poi, da qualche parte.
Chissà che metamorfosi avrai preparato, per allora.

giovedì 23 marzo 2017

Quando si intravede il capolinea.

Carissimi amici,
in un mondo contemporaneo che tira fuori il peggio di sé (avrò azzeccato l'accento?) ogni giorno che passa (inutile ricordare il dramma londinese di ieri o il cupo abisso in cui finiscono migliaia di lavoratori italiani di ogni categoria), l'argomento che tratterò in questo post risulterà frivolo, se non addirittura ridicolo.
Ma tant'è. Facciamolo e basta.
Qualcuno, tra di voi, ricorderà alcuni step che mi sono imposto dal maggio dell'anno scorso, riguardanti la fine di ogni rapporto editoriale (o quel che era, insomma) che mi vedeva legato a pagine web, riviste, forum etc.
Dissi anche che la cosa era in "progressione", stavo cioè evolvendo ulteriormente (se in bene o in male, come sempre, non starà a me dirlo) perché stanco di alcuni rapporti che si tiravano fiacchi e sfilacciati da diverso tempo.
Ecco, colgo l'occasione del mio ultimo articolo scritto per gli amici della rivista "Scls Magazine", uscito durante lo scorso Lucca dedicato al collezionismo, e le pessime esperienze con alcune case editrici, che mi hanno proposto contratti privi di qualsiasi accenno a soldi, royalty, diritti d'autore, mance o carità, facendosi forti sul fatto che uno come me, alla fine, accetta qualunque cosa per vedersi pubblicato.
Beh, sarà sorprendente ma non è così. Chi scrive, nel corso della propria vita (vado per i 44 anni), ha dovuto rinunciare a un sacco di cose, forzatamente o meno, perché così è la strada che intraprendiamo venendo al mondo. Per ognuno di noi è, più o meno, la stessa cosa. Ho dovuto rinunciare, dicevo, a un mucchio di cose, a esclusione della dignità.
Quella per fortuna, per tigna o per grazia di Dio, ognuno usi la parola che maggiormente lo aggrada, non l'ho mai smarrita. Quel contratto in bianco, insomma, non l'ho voluto firmare.
Ciò, però, mi ha portato ad affrontare alcune riflessioni, che un autore indipendente (e un pò fesso) come me, non può eludere troppo a lungo.
Valeva la pena continuare? Ne vale la pena? Ho affrontato il mare magnum della realtà editoriale del nostro paese (con la "p" minuscola, signora maestra) per mettermi alla prova, e devo dire che, alla fine, se sfuggi alle mascelle implacabili degli squali tigre che popolano quelle acque, qualcosina finisci per impararla. Che poi ciò che impari ti piaccia oppure no è un'altra storia; ma che stavo dicendo, che ho perso il filo? Ah, sì! Dovevo cogliere l'occasione di dire qualcosa.
Eccola: da questo momento sono sospese tutte le vendite dei miei libri che stavano sugli scaffali virtuali presso i soliti canali (Lulu, il blog, la mia pagina Facebook, direttamente da me etc.) e gli esatti motivi di questa scelta sono intuibili da questo post. O forse no, pazienza! Sarebbe troppo lungo da spiegare qui, adesso. Resteranno in vendita quei titoli che non passano direttamente da me, con prezzi di copertina soventemente folli: Amazon, qualche libreria che li ha in catalogo e via dicendo: vi sconsiglio caldamente di reperirli, così, però; i prezzi che propongono questi signori non sono minimamente paragonabili al valore intrinseco delle opere stesse.
Non è niente di definitivo, beninteso; dei 44 anni cui facevo accenno sopra, oltre 30 li ho dedicati alla scrittura, al fumetto, all'illustrazione. Non è una cosa che puoi spegnere e mettere da parte come un vecchio pc che non va più! Perché creare personaggi e immaginare trame e mondi non è quello che faccio, ma irrimediabilmente tutto ciò che sono.
Quando e se deciderò di tornare sul mercato (che parolona, eh? Chissà se me la faranno passare!), i miei titoli saranno decisamente migliorati nella grafica, nei contenuti, nell'aspetto generale.
Ma non ora.
Ringrazio gli amici, i lettori fedeli, tutti quelli che hanno creduto, e continuano a farlo, in me, sconclusionato cantastorie che non sa neppure cosa accidente sia una "D eufonica"!
Grazie a tutti.
Ritornerò.

Nota a margine, come sempre, per Ironsword: lui continuerà ad apparire nella sua saga a fumetti, che mi ostinerò a portare avanti con la passione, la tenacia e il cuore di sempre. Su con la vita, dunque, se siete sostenitori della Grande Morte Bianca, e continuate a tenere d'occhio la vostra casella mail! PDF in costante arrivo.
Più o meno.

venerdì 3 marzo 2017

Quella volta che vidi Maria Arghidas camminare...

Eravamo in giugno, o forse era luglio del 1983. Chi se lo ricorda più, di preciso?
Fatto sta che avevo iniziato da poco, grazie ai pochi soldi che riuscivo a mettere da parte, a comprare anche "Mister No".
Quel giorno, questo lo ricordo bene, vidi Maria Arghidas camminare!
Ricordo perfettamente anche il titolo dell'albo, scritto da Tiziano Sclavi, oh se lo ricordo! Si intitolava "Il passaggio segreto", e concludeva la vicenda del "Fantasma dell'opera" che, a mio avviso, metteva in scena una delle più belle storie del pilota (non a caso l'intera vicenda è stata ristampata in volume recentemente proprio dalla Sergio Bonelli Editore).
L'intera avventura era stata disegnata da Roberto Diso, e a un certo punto della storia, una delle protagoniste, la cantante lirica Maria Arghidas, andava al cimitero per trovare il suo antico amore ritenuto morto.
Beh, noi tutti abbiamo nella vita una canzone, un film, un libro che abbiamo letto in età di formazione e che finiamo per portarci appresso tutta la vita; per chi, come me, ha la presunzione di fare narrativa, oltretutto, questi capisaldi finiscono per formare una sorta di secondo DNA che ci accompagnerà in ogni scelta, in tutte le decisioni che prenderemo, fino alla fine.
Mi era accaduto con la vicenda magistralmente disegnata da Gallieno Ferri per "Zagor", allorché lo Spirito con la Scure attende nella camera di Albert Parkman che il vampiro si faccia vivo, assieme a un terrorizzato Cico (dall'avventura intitolata proprio "Zagor contro il vampiro"), vedere per credere la porta finestra che si spalanca, la natura che azzittisce improvvisamente e il non morto che entra finalmente in scena portando con sé un sinistro baluginio di foglie secche sbattute dal vento! E mi ricapitò, prepotentemente, appena vidi, folgorato, la bellissima e biondissima Maria che se ne andava, tutta fasciata nel suo completo a lutto, molto attillato, e languidamente fornita di lingerie nera, che lasciava intravedere la riga nera delle calze, dal cimitero ne "Il passaggio segreto". Quella camminata sexy, la situazione che tutto era meno che pruriginosa, abbinata al carattere controverso della primadonna, furono una di quelle cose che mi spinsero inesorabilmente verso il disegno e la realizzazione di storie a fumetti, che ancora oggi porto avanti con alterne fortune.
Di Roberto Diso, che ho avuto il piacere di frequentare un paio di volte, ho già scritto in altri post di questo blog, ma che io lo ritenga ancora oggi un artista piuttosto sottostimato lasciatemelo ribadire!

P. s.
Sono debitore di queste 2 storie, l'ho ribadito in diverse circostanze, e cerco sempre di tenerlo bene a mente, osservando quasi quotidianamente le tavole originali delle vicende narrate, compresa la "famosa" camminata della Arghidas, che abbelliscono da anni le pareti del mio studio!

"Zagor" e "Mister No" sono personaggi della Sergio Bonelli Editore. Tutti i diritti riservati.